2015-12-29 18:45:00

Il nostro sarà anche un paese di gufi, ma il premier ci ricorda piuttosto i pappagalli per l’ossessività con cui ripropone la storia dell’insegnante “fuorviato” dal cattivo consiglio di un sindacalista, che gli avrebbe fatto perdere l’occasione di entrare in ruolo col suo piano straordinario di assunzioni.

Che Renzi capisca poco di scuola ormai se ne sono accorti proprio tutti, in primo luogo chi la scuola la conosce sul serio perché ci vive e lavora ogni giorno. Ma la sua abissale distanza dalla realtà del precariato scolastico, fatto anche di tante persone costrette a scelte difficili a causa dei criteri ai limiti dell’assurdo con cui si è costruito il piano di assunzioni, si mostra in questo caso di palmare evidenza; una distanza che il premier cerca faticosamente di mascherare sventolando l’unico caso di cui può disporre per gettare un po’ di gratuito discredito sui sindacati. Diversamente da lui, il nostro contatto col concreto vissuto di tanti precari è invece quotidiano e costante, ne conosciamo perfettamente attese e disagi, perché ce li vengono ogni giorno a raccontare in ogni parte d’Italia.

Quel che Renzi nemmeno immagina è l’affollamento registrato nei mesi scorsi nelle nostre sedi, prese letteralmente d’assalto da chi chiedeva di essere aiutato a capire e a scegliere, trovando ascolto e supporto in ogni momento da sindacalisti che hanno sacrificato per questo anche le loro ferie. Comodo, per lui, fare le pulci sull’utilizzo improprio di termini (come “deportazione”) che sono frutto evidente di un livello di tensione esasperata: ma abbia il coraggio di dire che è facile, per una madre o un padre di famiglia, decidere di trasferirsi, non si sa per quanto, a centinaia di chilometri dalla sua residenza. Solo chi, per sua fortuna, non ha mai vissuto la durezza di certe scelte può ritenere un "amante del quieto vivere" chi fatica a separarsi dalla sua famiglia.

Lo abbiamo detto e ripetuto fin dalla presentazione delle linee guida sulla “buona scuola” che questo piano poteva e doveva essere impostato diversamente, partendo dai bisogni veri delle scuole e non da vuote smanie di protagonismo. Avremmo evitato inutili esodi forzosi e dato stabilità a larghe fasce di lavoro precario, cui la legge 107 non ha dato alcuna risposta.

Venirci ora a raccontare la storiella dei precari indotti in errore dal sindacato è il chiaro sintomo della più totale mancanza di argomentazioni nel tentativo disperato di difendere anche l’indifendibile. Si apra invece all’ascolto e al confronto, il premier, e si convinca della necessità di cambiare le tante cose che non vanno della sua “buona scuola”. Sarebbe ancora in tempo a farlo, ne trarrebbero grande beneficio la scuola e il Paese. 

Roma, 29 dicembre 2015

Lena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola

 

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