2019-05-10 22:30:00

Nella giornata di mercoledì 8 maggio le Commissioni 7° (Istruzione pubblica, beni culturali) e 11° (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato hanno espresso parere favorevole al disegno di legge concretezza, respingendo tutti gli emendamenti che erano stati presentati, anche sulla base di nostre reiterate sollecitazioni, volti a modificare la previsione, non sorretta da alcuna consistente motivazione, di controlli con rilevazioni biometriche sul personale ATA e sui dirigenti scolastici.
Nonostante tutti gli appelli e nonostante esponenti della stessa maggioranza avessero sostenuto la necessità di escludere tutto il personale della scuola dalle previsioni del decreto, non sono state introdotte modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera il 10 aprile scorso e non è stata riconosciuta la specificità del nostro settore rispetto alle altre pubbliche amministrazioni contrattualizzate. Il testo che va in aula pertanto rimane il seguente: “Il personale docente ed educativo degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative è escluso dall'ambito di applicazione del presente articolo. I dirigenti dei medesimi istituti, scuole e istituzioni sono soggetti ad accertamento esclusivamente ai fini della verifica dell'accesso, secondo modalità stabilite, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e della dotazione del fondo di cui al comma 5, con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali, ai sensi dell'articolo 154 del citato codice di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, nel rispetto dell'articolo 9 del citato regolamento (UE) 2016/679 e delle misure di garanzia definite dal predetto Garante, ai sensi dell'articolo 2-septies del citato codice di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003”.
Qualora il disegno di legge fosse approvato così dall’Aula, sarebbe rimessa ad un decreto del Ministro per la PA, di concerto con il Miur, l’individuazione delle modalità di realizzazione del controllo degli accessi dei dirigenti scolastici.
Appare davvero singolare che mentre non si riescono ad effettuare interventi neppure per mettere in sicurezza i solai degli edifici scolastici, questo Governo senta la necessità di impegnare risorse per sostituire il cartellino dei collaboratori e del personale di segreteria con apparecchiature da grande fratello.
La misura appare veramente sproporzionata per controllare lavoratori la cui eventuale assenza non potrebbe mai passare inosservata, considerando il tipo di impegno e la ridotta dimensione delle unità scolastiche. Il Governo si accanisce anche verso i dirigenti scolastici, assimilandoli ai "furbetti del cartellino" ed esprimendo in interventi pubblici di autorevoli esponenti una sostanziale sfiducia e la convinzione che i mali del funzionamento della PA deriverebbero da come i dirigenti “destinano il loro tempo”.
Le ragioni dei mali della scuola semmai sono ben altre, a partire dal numero spropositato delle reggenze, dalla mancanza di DSGA e assistenti amministrativi, dalla impossibilità di avere un organico dei docenti stabile, sino alle carenze di natura strutturale.
La misura di controllo dell’accesso è sentita dalla categoria come una ulteriore vessazione nei confronti di chi in questi anni ha comunque garantito il funzionamento del sistema nonostante il grave disagio professionale causato dall’enorme sovraccarico di lavoro. Avremmo voluto che tanto impegno profuso dal governo fosse piuttosto indirizzato ad assicurare ai dirigenti scolastici un contratto di lavoro che è vergognosamente ancora assente da 10 anni, nonostante i fondi siano stati stanziati già a dicembre 2018, e un'intesa sia stata sottoscritta da ben 5 mesi.
Ai tavoli di confronto col MIUR, a partire da quello del 14 maggio sulla dirigenza scolastica, ribadiremo le nostre ragioni, riservandoci anche eventuali azioni di contenzioso, se e quando ciò si rendesse necessario. Intanto sollecitiamo i Senatori affinché l’espressione del voto d’Aula sia ispirata a criteri di buon senso, in linea di coerenza con i tanti interventi che in commissione avevano riconosciuto la necessità di tenere in debito conto le peculiari condizioni in cui si svolge il servizio di tutto il personale scolastico.

Roma, 9 maggio 2019

Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

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