2016-07-07 19:15:00

 Orientare, non disorientare. Questo va fatto se si vuole che la costituzione delle reti di ambito sia colta come opportunità e non si riduca ad adempimento in qualche modo  forzato, rispetto al quale chi deve assumere decisioni (i dirigenti e gli organi collegiali di governo dell’autonomia scolastica) è costretto a farlo in un quadro assolutamente  non chiaro e attraverso procedure che evidenziano non pochi limiti e contraddizioni. La stessa emanazione di linee guida, poi derubricate a mera “riflessione di un gruppo  di lavoro”, con l’indicazione di una tempistica a dir poco incongrua e anch’essa successivamente definita come “non perentoria”, ha finito per creare una situazione  confusa nella quale gli USR stanno intervenendo in modo assolutamente disomogeneo. 
 A questo stato di cose va posto immediatamente rimedio, se davvero si vuol fare un passo in avanti raccogliendo in positivo il frutto delle tante esperienze che in questi  anni sono state fatte, rivelandosi un importante strumento di valorizzazione dell’autonomia scolastica, attraverso una consolidata cooperazione in progetti e azioni di rete,  talvolta anche in dimensioni territoriali ampie. 
Troppi i punti su cui vanno chiariti aspetti fondamentali, come presupposto a decisioni che investono, lo ricordiamo, anche organismi per i quali non sussiste alcun rapporto di subordinazione o relazione gerarchica con l’Amministrazione, come i Consigli d’Istituto, dei quali non possono essere in alcun modo predeterminate, né date per scontate, le deliberazioni. Vediamone alcuni. 
Il primo aspetto da considerare è quello della obbligatorietà o meno, per le scuole, di aderire a una rete di ambito. La formulazione del testo della legge 107 non precisa mai che la rete di ambito debba essere costituita da “tutte” le scuole che vi sono presenti: si deve pertanto ritenere che l’adesione si configuri come libera e autonoma determinazione. Da quanto appena detto consegue anche una seconda questione, se sia ipotizzabile una sola rete per ambito o se le reti possano essere di più. Anche in questo caso, la formulazione della legge non comporta necessariamente che si debba ipotizzare la costituzione di una sola rete per ogni ambito, come in realtà si poteva dedurre dall’impostazione data alle già richiamate “linee guida” e come si ricava da contributi pubblicati sul web da autorevoli esponenti del gruppo di lavoro ministeriale che tali linee guida ha di fatto ispirato. La questione non è di poco conto ed è legata alle prospettive (anch’esse tutte da chiarire) che si intendono assumere per ciò che riguarda le competenze da affidare alle costituende reti. Prospettive che oggi possono essere solo intuite, mentre sarebbe assolutamente doveroso renderle esplicite. Se la legge è appena più chiara quando elenca, esemplificando, quali siano le attribuzioni oggi poste in capo alle singole istituzioni scolastiche e che potrebbero essere gestite a livello di rete, lo è molto meno quando accenna a “ulteriori atti non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica”, che potrebbero essere oggetto di specifici accordi. Qui proprio non si può rimanere nel vago: se l’ipotesi è di costruire, attraverso le reti di ambito, una nuova governance del sistema, procedendo di fatto ad una revisione dell’organizzazione e delle competenze dell’amministrazione periferica, lo si dica chiaramente, e soprattutto si producano gli atti normativi indispensabili per attuare una così profonda modifica dell’attuale quadro di ripartizione delle competenze. Va da sé che qualora la costituzione delle reti di ambito fosse intesa come funzionale, per esempio, all’allocazione di risorse e alla gestione degli organici, attribuendo eventualmente alla scuola capofila (e anche qui: come?) elementi di amministrazione del personale sinora affidati a Usr e Ambiti Territoriali, andrebbe precisato se e come una rete possa assumere decisioni che potrebbero inevitabilmente riguardare anche istituti che non ne facciano parte. Senza dimenticare o ignorare che anche gli ambiti e i livelli delle relazioni sindacali, qualora entrassero in gioco modalità di utilizzo del personale, andrebbero opportunamente adeguati e implementati. 
La rilevanza che le reti hanno assunto in questi anni e i possibili sviluppi che potranno avere rendono la scelta di aderire o meno un passaggio da valutare e considerare con la dovuta attenzione: va in ogni caso garantito il necessario protagonismo di tutte le istituzioni scolastiche, evitando che processi molto complessi possano essere lasciati all’intraprendenza di una minoranza di scuole nel territorio di riferimento. Anche per questo non è proprio accettabile essere costretti a muoversi in un quadro così pieno di incertezze, ambiguità e contraddizioni come quello nel quale dirigenti e organi collegiali sono indotti assurdamente a decidere in modo così affrettato, avendo come unica certezza quella dei tagli al personale ATA con cui le scuole continueranno a dover fare i conti. 
Ulteriore confusione nasce dalla difformità dei comportamenti attualmente adottati dai diversi Uffici Regionali: c’è chi non ha ancora fornito indicazioni, chi già convoca i Dirigenti Scolastici tentando di accelerare la sottoscrizione degli accordi, chi indice conferenze di servizio rinviando a tempi successivi la formalizzazione delle reti. Non è certo una bella dimostrazione di capacità di indirizzo e di governo quella a cui stiamo assistendo in questi giorni: il MIUR intervenga subito per ricondurre una questione così importante a modi e tempi più sensati e ragionevoli. 
Lo sviluppo di innovazioni così ampie ed importanti esige almeno un minimo di chiarezza, che oggi manca del tutto, rispetto alle modalità di governo dei processi e agli scopi che ci si propone di ottenere. In assenza di queste condizioni, che è soprattutto compito del MIUR garantire, ogni scelta delle Istituzioni Scolastiche è destinata a perdere significatività, scadendo in atto burocratico che, mentre non si rivela realmente funzionale a esigenze di miglioramento del servizio, lascia senza risposta le richieste di semplificazione e di migliore organizzazione che sono proprio i dirigenti scolastici in primis a richiedere da ormai tanto, troppo tempo.

Roma, 5 luglio 2016

Maddalena Gissisegretaria generale Cisl Scuola

 

 

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